Sacile Partecipata e Sostenibile

Rubrica di ubanistica, edilizia e ... PDF Stampa E-mail
Giovedì 07 Ottobre 2010 21:57

img-articolo

Proviamo a sfatare alcuni miti, o meglio, dogmi, che sono dichiaratamente alla base delle scelte urbanistiche. Siamo felici che esistano ancora grandi uomini prima che grandi architetti o ingegneri, come Edoardo Salzano. Dobbiamo questa piccola “rubrica” al ricco materiale consultabile nel suo blog “eddyburg”.

D come Diritti edificatori

La questione dei cosiddetti “diritti edificatori” non è altro che quella bizzarra teoria secondo la quale se un PRG ha attribuito una capacità edificatoria a un’area questo “regalo” non può essere tolto al proprietario senza indennizzarlo adeguatamente.
Ugualmente, è pernicioso continuare ad adoperare l’espressione “diritti edificatori” senza ricordare che questi vengono attribuito solo con l’atto abilitativo: non dalle decisioni del piano urbanistico generale, e neppure da quello attuativo. É sempre possibile revocare una decisione urbanistica se questa non ha ancora ottenuto effetti concreti, se non ha comportato spese per opere legittimamente e documentatamente sostenute. Il territorio non ha alcuna “vocazione edificatoria”, ove operatori e amministratori rozzi o complici della speculazione immobiliare non gliela concedano.

P come Perequazione

Nella versione nobile voleva significare “indifferenza dei proprietari alle destinazioni dei piani” (Aldo Moro, 1964). L’esigenza di una equità nelle scelte della pianificazione del territorio è da tempo presente. Ma equità tra chi e per che cosa? Non in termini di giustizia sociale, non tra gli abitanti, cittadini o aspiranti tali: tra i proprietari di suolo urbano.
Oggi si procede così: Spalmiamo una cubatura (tot metri cubi di edifici per ogni mq di terreno) su tutta l’area che vogliamo urbanizzare: volumi teorici ugualmente spalmati sulle aree sulle quali sorgeranno quartieri e lottizzazioni, fabbriche, servizi e spazi pubblici urbani e territoriali. Se ci serve un’area per fare un parco o una scuola consentiamo al proprietario di tenersi stretti i suoi volumi teorici spostandoli su un altro suolo, e ci facciamo dare gratis l’area che ci serve per gli usi pubblici. Naturalmente, più estendiamo le aree urbanizzabili più aree per servizi riusciamo a ottenere. (Poi magari non ci saranno i soldi per costruirle, le scuole!!!) Quindi dimensioniamo il piano non sulla base dei fabbisogni effettivi, ma inseguendo le spinte della proprietà immobiliare: in quel mercato nel quale (come gli economisti liberali seri hanno dimostrato) la concorrenza non c’è.
Bisogna convincersi che la perequazione, nei termini in cui viene proposta e praticata, è un’imbecillità perniciosa:
É un’imbecillità perché, seppure poteva avere un senso nell’età dell’espansione, non ne ha certamente nessuno oggi. É un’imbecillità perché non tiene conto che – come gli eventi recentissimi dimostrano – l’attività immobiliare non è più il motore di nessuno “sviluppo”, neppure il meno sostenibile: è solo un fattore di crisi.
Ed è perniciosa perché non comporta altro che l’espansione generalizzata delle “capacità edificatorie”, comunque travestite. Predicare e praticare la perequazione allargata significa soltanto incentivare la piaga italiana dell’aberrante consumo di suolo. Criticare il consumo di suolo e continuare a difendere la perequazione è segno di ipocrisia, oppure testimonianza di schizofrenia. E infine, parlare di equità solo a proposito dei valori immobiliari e utilizzare la perequazione come strumento della pianificazione significa perpetuare ed accrescere la profonda iniquità nell’uso della città.

R come Rendita Immobiliare

Ecco un’altra magica parola che strozza la buona urbanistica.
La proprietà immobiliare, invece di essere ricondotta a una sua “funzione sociale” (come la Costituzione, articolo 42, vorrebbe), è stata assunta come “motore dello sviluppo”: più il suo valore economico aumenta, più l’economia va.
Che cos’è la rendita? Secondo l’economia classica, quella fondata su un’analisi del ruolo sociale e umano dell’economia, la rendita è una delle tre componenti del reddito: il salario, che corrisponde all’impiego, da parte del lavoratore, del suo tempo di lavoro; il profitto, che secondo alcuni è l’appropriazione di una parte del valore creato dal lavoro, secondo altri la remunerazione corrispondente al ruolo imprenditivo; la rendita, che è la quota del reddito della quale si appropria il proprietario di un bene necessario alla produzione, per il solo privilegio di esserne proprietario. Ora è chiaro che mentre al salario e al profitto corrisponde un preciso ruolo sociale, finalizzato alla produzione di merci, anche all’interno di una logica capitalistica alla rendita corrisponde un ruolo meramente parassitario.
Negli anni 60 e 70 questa verità era chiara alla parte stragrande dello schieramento politico, nel parlamento e nelle amministrazioni locali, e alla cultura specializzata. Era la tesi comune alla sinistra, ma non solo a questa: lo testimoniano dibattiti, tentativi legislativi ed esperienze amministrative nell’area del “centrismo” a guida DC. Perfino gli esponenti dell’industria moderna, del “capitalismo avanzato”, se ne convinsero, e compresero (1970-71) che se non si fosse contenuta la rendita (in particolare quella urbana) le condizioni di vita dei lavoratori (affitto, trasporti, servizi) sarebbero divenute più costose, e quindi la pressione sindacale sarebbe cresciuta e avrebbe costretto a cedere al salario quote di profitto. Oggi no: la rendita immobiliare, componente essenziale della proprietà immobiliare, è considerata il “motore dello sviluppo”.
È dunque un problema che richiede, soprattutto, determinato impegno politico. La premessa necessaria è che si restauri il principio, mai smentito dalla teoria e continuamente confermato dalla pratica, che la rendita immobiliare è una componente parassitaria della vita economica della società: è un mero pedaggio che si paga al privilegio proprietario. La rendita immobiliare va ridotta quanto è possibile farlo, e va “tosata” a favore del potere pubblico, che è quello che la determina: è quello che, con le scelte dei piani e gli investimenti dell’urbanizzazione, storica e attuale, è produttore delle differenze e delle convenienze che la determinano.
Ridurre la rendita si può, anche con i piani urbanistici.
E si impari a fare i conti in tasca a chi compie operazioni immobiliari, ponendo a carico dei suoi oneri quote consistenti del valore dovuto all’incremento della rendita. In questa logica, come qualche comune sta iniziando a fare, si può rendere attuale un’antica intuizione di un grande esperto di diritto amministrativo, Alberto Predieri, che – a proposito della pianificazione veneziana – propose oltre trent’anni fa di inserire l’edilizia sociale tra le urbanizzazioni necessarie, da porre a carico degli standard urbanistici e dei relativi oneri. E dare così un contributo serio al problema della casa in affitto a canone sociale, di un’edilizia abitativa che resti pubblica e in affitto per sempre."

Ultimo aggiornamento Sabato 25 Maggio 2013 21:38
 
Articoli correlati :

» 50 posti in casa di riposo sfumati? Ma va?!

Apprendiamo dalla stampa locale che per l'ennesima volta : ben 60 le domande in lista di attesa per un posto in casa di riposo a Sacile, ma ... il posto non c'è. I famosi 50 posti promessi addirittura con "i soldi ci sono" (come mi era stato detto...

» 50 posti letto chewing gum?!

"I 50 posti letto in aggiunta agli attuali 86 della Casa di riposo garantiranno una lunga prospettiva di eccellenza della nostra struttura", aveva dichiarato il Sindaco di Sacile nel 2012.E quando di tale annuncio mettendolo in relazione a...

» risposta ai rappresentanti del Nursind e dell'Ipasvi

Innanzitutto i due rappresentanti sindacali di Nursind ed Ipasvi dovrebbero ben sapere che quanto riportato dalla stampa, che me ne ha erroneamente attribuito la paternità, è una precisa citazione dalle Osservazioni presentate da ANAAO-AssoMed...

» fuori uso la risonanza magnetica

Credevamo che le dichiarazioni della Presidente Serracchiani, dell’assessore regionale alla salute, Maria Sandra Telesca, e del direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Pordenone, Paolo Bordon, sulla salvaguardia delle funzioni residue...

» Terzo Convegno Passivhaus dell'APE

La terza edizione del convegno regionale sulle case passive si terrà quest'anno a Pordenone, giovedì 3 luglio, con un ricco programma che prevede relatori nazionali ed internazionali che porteranno la propria esperienza illustrando...

» la riqualificazione energetica conclude il nostro percorso

Giovedì 10 aprile SPS ha degnamente concluso il percorso sulla sostenibilità in ambito del costruito. Ancora una serata che non ha disatteso le aspettative: con un relatore che aveva dalla sua la competenza arricchita da chi ci crede veramente. Il...

» Giovedì 10 aprile 2014 ore 20.30 Sala Brugnacca - Centro ZANCA SACILE

» la brutta storia infinita del rimborso depurazione nel Comune di Sacile

Nell'udienza di martedì 21 gennaio 2014 ho dichiarato di non voler procedere nella causa per il rimborso del canone di depurazione del 2009, convinta di aver ottenuto giustizia.La Giudice di Pace ha verbalizzato la conclusione della vicenda con...

» il consigliere del PdL, Polesello, tra non conoscenza, faziosità e accidia

Ahi Ahi, ci risiamo: il consigliere Polesello, nuovamente nella veste di cavaliere crociato così furiosamente armato, crede di suscitare gran paura nella sottoscritta. Ma questa non è una cosa grave, caso mai penosa.La cosa grave è che un...

» controreplica al PD

Mi scuso con i nostri lettori per il ritardo della controreplica al PD, ma le vacanze non permettono sempre di seguire la stampa :-)Ringrazio chi mi ha segnalato la risposta del Segretario del PD e mi ritrovo, ancora una volta a pensare che sarebbe...