Sacile Partecipata e Sostenibile

Sospensione degli aiuti economici e fallimento del "welfare dell'elemosina" PDF Stampa E-mail
Giovedì 25 Novembre 2010 17:05

articolo_group.jpgLa sospensione degli aiuti economici alle situazioni di povertà dimostra in tutta la sua triste evidenza il fallimento del welfare come lo intende il centro-destra, cioè il “welfare dell’elemosina”. Anche un bambino capisce che quando finiscono i soldi finisce anche la possibilità di elargire l’elemosina. Ormai è evidente che l’impoverimento delle famiglie italiane non può più essere alleviato da pochi spiccioli. Non si tratta di avere la sfortuna di vivere in tempi di crisi, si tratta che questo sistema è profondamente sbagliato.
Lo Stato non trasferisce quanto dovuto alla nostra regione. La regione non trasfericsce quanto non può trasferire ai Comuni. E le Amministrazioni comunali non hanno certo dimostrato maggior lungimiranza nel prendere provvedimenti che, nel corso degli anni, potessero visibilmente abbattere alcune notevoli spese correnti, ma non certo nel senso di togliere servizi.
Guarda caso SPS aveva già previsto questo possibile triste scenario, quando con l’articolo apparso sulla stampa nel dicembre 2009 si chiedeva cosa avessero in comune, almeno negli ultimi dieci anni, la rilevante spesa per il riscaldamento degli edifici pubblici, i costi per lo sport e la cultura, la difficoltà di molte famiglie a pagare servizi pubblici e bollette varie, l’inquinamento e l’efficienza  amministrativa. Ogni anno, al momento della discussione sul Bilancio, sono sotto gli occhi di tutti le spese di gestione degli edifici pubblici. La soluzione è sempre la stessa: togliere fondi da altre parti e poi tutto come prima, fino alla lamentatio del Bilancio seguente. Non esiste ad oggi una valutazione dettagliata, edificio per edificio, dei consumi espressi concretamente in KW/h, in m3 di gas, in litri d’acqua, o addirittura in emissioni di CO2. Il pacco di bollette che arriva puntuale in Comune viene considerato meramente come spesa, non come un problema di lavori pubblici, tantomeno di sanità, di sport e cultura o, per l’appunto, di servizi sociali.

Non è sostenibile sopperire in eterno con il bonus energia ai costi delle bollette, con la carta famiglia al caro vita quotidiano, con esoneri vari alle spese per servizi essenziali, ecc. Ma è sicuramente sostenibile e duraturo costruire edifici che usano da subito anche solo un quarto dell’energia. Mettere un bel cappotto e ridurre di oltre l’80% la spesa per il riscaldamento significherebbe non solo risparmiare, ma dare al tempo stesso a chi ci soggiorna  un ambiente più sano. E così dovrebbe essere fatto per un edificio dopo l’altro, dato che i costi di ristrutturazione, visti gli attuali costi di gestione, sarebbero rapidamente recuperati. 
Edifici che costano meno all’Amministrazione costano anche meno alla collettività. Edifici che consumano meno inquinano meno. Vivere in un ambiente più salubre promuove la salute ed evita sicuramente qualche bronchite ai nostri bimbi.
Ma, si sa, una visione di insieme e un orizzonte lontano sono oggi meno che mai segni distintivi della politica.
Non basta un contributo per l’affitto, serve una severa politica di calmierazione degli affitti per tutti e di sviluppo di edilizia sociale di qualità. E’ un investimento duraturo quello di un comune che negli anni ha saputo costruire una rete di servizi tale da permettere alle famiglie di non avere l’acqua alla gola per pagare la retta del nido o del trasporto scolastico, ma avere scuole aperte al pomeriggio, luoghi sicuri dove fertilizzare rapporti umani e crescita culturale. Anche in questo caso scelte oculate a monte avrebbero significato grandi risparmi futuri per il comune, pensiamo, come detto, alle spese annuali per il riscaldamenti degli edifici pubblici, di cui ad oggi non uno coibentato, o per il carburante per i mezzi comunali, di cui non uno a metano.
Meglio di un misero contributo mensile per la spesa sarebbe una minuziosa e attenta ricerca di possibili accordi con i vari settori del commercio, come ad es. generi alimentari a percentuale ridotta a 24 ore dalla loro scadenza o l’istituzione di un last minute market. Si possono far crescere reti di economia solidale. I GAS o almeno semplicemente la Banca del Tempo, si possono organizzare giornate del baratto e di scambio alla pari.
Alla famiglia in difficoltà una piccola azione concreta ma non sporadica può essere utile. Bisogna però cambiare ottica. Il “sostegno” puramente economico tiene il debole in posizione di sottomissione e di gratitudine. Costruire un sistema di welfare significa innazitutto considerarlo un diritto.
I paesi scandinavi e della Mitteleuropa si erano messi a costruirlo sin dall’immediato dopoguerra con i loro governi Socialdemocratici (ricordiamo Olof Palme, Willy Brandt, Bruno Kreisky). Negli anni ’70 singoli studenti (soprattutto di urbanistica e di sociologia) si erano recati verso nord a studiare questo sistema di welfare i cui risultati già si vedevano bene. Ma nessun nostro politico.
Il nostro “welfare” non è mai nato, grazie al clientelarismo della DC, ai fasti del PSI, alla debolezza dell’Ulivo, all’arroganza del PdL e alla bramosia di potere della LEGA.
Quel sistema di welfare invece in Svezia, Norvegia, Germania, Austria, ecc. regge e funziona ancora oggi, nonstante la crisi che ci ingloba tutti.
E’ vero che, come ci ha ripetuto all’infinito Tremonti, “la Merkel ha fatto una manovra più severa dell’Italia”, MA, caro Ministro, se si taglia 4 a chi ha 10 o si taglia 2 a chi ha 3, secondo Lei, a chi resta comunque di più???

Nel sito della Ragioneria Generale dello Stato  www.rgs.mef.gov.it potete trovare ad es. tutte le informazioni relative alla valutazione, alla previsione, al monitoraggio e al controllo della Spesa Sociale.

Ultimo aggiornamento Giovedì 25 Novembre 2010 17:21
 
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