Alloggi per anziani autosufficienti a S.Odorico Stampa
Martedì 06 Dicembre 2016 17:16

Cosa fare della scuola di S.Odorico? Un bel complesso di alloggi per anziani autosufficienti.
Ecco cosa SPS propone una volta (e sarà luuuuunga) che davvero davvero sarà completata in muratura e non a parole la nuova scuola di S.Odorico. Speriamo non nel 2050 visto l'esempio della Caserma dei Vigili del Fuoco che doveva essere pronta "in breve" come aveva detto l'Ass. Gava riportando la rassicurazione del lontano 2009 di Maroni, allora Ministro dell'Interno (siamo pare finalmente all'avvio nel gennaio 2017 e invece di scusarsi si accapigliano per il merito). Speriamo anche di non sentirci il ritornello relativo al Housing sociale, trito e ritrito, ma ancora nel limbo (pare ci sia il finanziamento ma speriam di non perdercelo).

Dato che sicuramente i lavori per la nuova scuola non inizieranno dopodomani vista la totale assenza di sufficienti fondi e concreti progetti, usiamo allora questo tempo lungo per preparare in parallelo anche la soluzione per quando l'attuale sede della scuola elementare si libererà. Così avremmo già tutto pronto e potremmo magari partecipare ad eventuali bandi di finanziamento potendo una volta tanto contare su un punteggio alto (percorso partecipato, progetto innovativo, step esecutivo, cifra di compartecipazione messa a disposizione dal Comune, e altre voci che normalmente fanno scalare la classifica).

Le motivazioni sono diverse:
sicuramente il luogo è ideale perchè tranquillo ma non isolato, a pochi passi da negozi e locali pubblici, chiesa, centro parrocchiale e anche al centro stesso di Sacile con il sottopassaggio pedonale; anche la Farmacia è raggiungibile con una passeggiata.
sicuramente il bisogno a Sacile è grande e sicuramente non vi è nulla di concreto all'orizzonte delle residenze all'interno dell'area ex Ospedale tanto decantate dal Modello Sacile e sicuramente potrebbe essere più semplice ed economico intervenire nell'area in oggetto piuttosto che in uno degli edifici dell'area ex Ospedale (San Camillo???) da sottoporre a inimmaginabile ristruttrazione (!!!).
Sicuramente potrebbe ormai contare su un gran numero di esempi virtuosi da prendere come casi di studio.

Di esempi se ne possono citare numerosi:
Ad es. la progettazione partecipata e bioecologia (guarda caso!!!), presentata al meeting nazionale di CittàSane del 2006, che ha portato alla realizzazione nel Comune di Forlì di un complesso denominato “Casa Facile”. Si tratta di 15 unità abitative, 11 per persone anziane, 2 per disabili e 2 per giovani coppie con funzione di “famiglie di appoggio”. La filosofia insomma è quella del “condominio solidale”, dove gli anziani possono aiutare le giovani coppie ad es. a tenere qualche oretta i bambini, ad innaffiare le piante quando le famiglie sono in vacanza, a portare a passeggio il loro cane se i giovani son via molte ore per lavoro. Le famiglie giovani si impegnano ad es. a fare la spesa o a comprare medicine se l'anziano è ammalato, o ad aiutarlo in un piccolo lavoro di fatica.
Oppure il complesso dei ben 6 centri della fondazione Don Vecchi a Mestre-Carpenedo, Marghera e Campalto, oppure la residenza del centro Don Gnocchi. Questi complessi funzionano meravigliosamente per dare agli anziani un ambiente protetto ma autonomo, senza barriere, stimolante per lo stare in compagnia e sicuro per la presenza di operatori del settore.

 

 

 

 

 



Attenzione però a non farli diventare ancora una volta "inaccessibili" proprio (pare un paradosso) per restringere troppo i criteri di assegnazione. Era la fine che stavano per fare gli alloggi sociali a Porcia, tanto che il primo bando era andato totalmente deserto.
Riprtiamo quando già più volte espresso: non è solo questione di reddito, a tutti gli anziani deve essere data la possibilità di non sentirsi soli e di poter accedere a questo tipo di abitare insieme. La differenza potrà farla sicuramente l'affitto, ci potrà sicuramente essere una graduatoria, ma l'esigenza ormai è innegabile come numeri. Anche perchè vediamo sempre più anziani che possiedono sì un appartamento o una casa, ma che non riescono a sostenere le spese, tanto che son costretti anche a stare al freddo.
Non è quindi questione di asticella di reddito oltre la quale non si va! Infatti l'unico paletto posto di solito è l'età: dai 65 anni. Il resto può tradursi in una graduatoria, ma nessuna esclusione a priori.
Ad es. al centro Don Gnocchi si tiene conto se la persona vive in una "abitazione non andeguata" (posizione molto isolata, barriere architettoniche, ambiente malsano per umidità/muffa,...), se si trova in condizione di solitudine (non ha parenti vicini o non ha proprio nessuno), è ancora autonomo ma ha difficoltà a compiere lavori quotidiani (tener pulita la casa, fare la spesa, ...).
Ecco, ci possono essere dei criteri di priorità senza escludere a priori nessuno, perchè "anziani" lo siamo per età dopo i 65 tutti in egual modo e, se guardiamo ai bisogni, sono gli stessi!!!

Anche vicino a noi abbiamo dei privati che hanno saputo creare piccole comunità che permettono una vita in luogo sano e ricco di relazioni sociali, facendo nascere posti di lavoro. Ci riferiamo all'esperienza delle due case famiglia a Roveredo e a Porcia della cooperativa Foenis.

Oppure la brutta politica, perennemente "impreparata", vuol permetter che si espanda solo ... il nuovo IMPERIALISMO SUGLI ANZIANI?!

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Dicembre 2016 10:49
 
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