Sacile Partecipata e Sostenibile

evasione fiscale: tutti san come si dice, dove sia non si sa PDF Stampa E-mail
Domenica 01 Dicembre 2013 18:28

Non è solo questione delle multe non riscosse a Sacile per quasi un milione di Euro (a novembre 2013 esattamente 964.000), ma è che..... proprio proprio non c'è speranza.

I nostri Amministratori piangono la mancanza di risorse, ma NESSUNO pare ricordare che dal 2005 è stata introdotta per i Comuni la possibilità – e sarebbe stato meglio si fosse trattato di un “dovere” – di contribuire al contrasto dell'evasione fiscale.

Dopo 8 anni i risultati nella maggior parte delle regioni, a parte Toscana ed Emilia Romagna, sono decisamente da scarsi a nulli.
Scegliamo a caso un anno: nel 2011 in Italia il recupero di tasse e contributi evasi è stato inferiore ai tredici miliardi di euro. Quello mediante accertamento si è fermato a 7,2 miliardi, cioè appena il 4% del totale. Ad es. tra novembre 2009 e agosto 2011 su 2700 accertamenti per complessivi di 60 milioni di Euro, solo 6 sono stati riscossi. Una somma praticamente irrisoria.

Diciamocelo chiaramente: lo scarso numero di segnalazioni prodotte dai comuni e le ancor più scarse risorse recuperate, rispecchia la scarsa "cultura dei controlli" dei politici del nostro paese. Questo ha sicuramente “radici storiche”, ma è innegabile che la pressione fiscale si è innalzata soprattutto negli ultimi 20 anni, grazie ai Governi Berlusconiani, che però al tempo stesso hanno concesso la loro indulgenza agli evasori, dichiarando ripetutamente e in modo per nulla velato che evadere fosse pressochè lecito.

Irresponsabile chi ha creato l’assioma, quando si parla di evasione in Italia, che i livelli di sommerso e dell’evasione sono giustificati dalla forte pressione tributaria. Falso. I livelli di imposizione fiscale tipici dei paesi del nord Europa sono anche più elevati dell’Italia, praticamente da sempre.
Una irresponsabilità politica, quando i vertici delle Istituzioni giustificano l'evasione, che produce danni immensi al paese e alla collettività.

Perchè non si capisce che le tasse si devono pagare perché con le tasse si garantisce il welfare, si danno servizi alle imprese, si può fare ricerca, investire nell'istruzione, nella sanità e nell'ambiente, si possono fare politiche a favore delle nuove generazioni?
Perché lo stato sociale è letto in Italia quasi come un concetto di cui vergognarsi? 
Perchè vediamo ma non ammettiamo che i paesi considerati “forti”, Germania, Francia, Inghilterra, i paesi Scandinavi, hanno un sistema di  welfare vero e articolato e tenuto in alta considerazione?
Ad es: per la non autosufficienza, tema legato all'innegabile trend dell’invecchiamento della popolazione, in Italia si spende 558 euro pro capite, nei paesi sopra citati da 841 a 963 euro.
Infatti la loro spesa sociale è molto più alta della nostra, con una ulteriore sostanziale differenza: il sommerso è la meta di quello italiano.
Il dato nazionale porta il nostro paese a detenere addirittura il primato in Europa. (Ancora una volta si conferma che quando sentiamo “l'Italia è al primo posto...” nel 90% delle volte si tratta di qualcosa di preoccupante.)

Ecco dunque che l'attivazione degli Enti Locali avrebbe dovuto essere scelta di legalità: dovrebbe tradursi nel controllo di elementi trascurati dalle strutture centrali per mancanza di risorse e di tempo, nonchè nella maggior facilità di individuare sul territorio soggetti con capacità contributiva non riscontrabile da altre fonti.
E la contropartita per le casse comunali non è da poco!
Proprio per invogliare i comuni a collaborare con l'Agenzia delle entrate l'incentivo, inizialmente pari al 30% delle maggiori somme riscosse con il contributo dell'Ente, è stato elevato al 100% per il triennio 2012-2014.
Non solo.
Visto anche che tutti i Sindaci si dichiarano flagellati dal Patto di Stabilità non è male ricordare che la partecipazione degli enti locali all'azione di contrasto all'evasione fiscale figura tra i criteri di "virtuosità" che possono addirittura  preservarli dall'esclusione dai tagli di risorse e dallo stesso inasprimento del patto di stabilità.
A partire dal 2014 i comuni che percorreranno questa strada avranno benefici non solo derivanti dal 100% di quanto recuperato, ma anche in termini di riduzione dell’incidenza del Patto di stabilità interno.
Dunque DOPPIO vantaggio!
Così come siamo attualmente messi, a fronte di una perdurante crisi economica e con una progressiva riduzione delle risorse disponibili, affrontare il tema di come si finanzia il sistema sociale dovrebbe costituire più che una priorità ormai una emergenza. E questo strumento può essere ad immediata disposizione.

Come va in altre regioni? In Emilia Romagna i comuni che stanno collaborando con l’Agenzia Entrate per il recupero dell'evasione sono oltre l’80% e i comuni toscani che nel 2013 hanno aderito ai patti antievasione sono già l’86%. I comuni toscani nel 2011 hanno recuperato 167 milioni di tributi non versati e nei primi 5 mesi del 2012 hanno recuperato 60 milioni.
Decisamente peggio in Lombardia, dove su 1544 Comuni sono stati stipulati circa 600 protocolli tecnici antievasione.
Decisamente ancor peggio in FVG, dove solo 4 Comuni hanno aderito alla convenzione con l'Agenzia delle Entrate. Si tratta di Muggia, Spilimbergo, Talmassons e Zoppola.
Ancor peggio però (e conferma che c'è mai limite al peggio), che la parola “aderire” non ha significato produrre risultati....... ci consta infatti che tutto si sia fermato lì.

A quale impegno è dunque chiamata un'Amministrazione Pubblica, ammesso come primo punto che si senta davvero rappresentante del bene pubblico!?

È bene chiarire subito: il coinvolgimento dei comuni nell'accertamento dei tributi erariali non comporta "automaticamente" una proporzionale espansione della capacità complessiva di controllo fiscale "ex post". La responsabilità amministrativa del procedimento resta, in ogni caso, in capo agli Uffici territoriali delle agenzie fiscali ai quali devono essere comunicati gli elementi rilevati. A loro carico restano le attività di notifica, il rapporto col contribuente, la gestione del contenzioso e tutto quanto va oltre l'iniziale istruttoria sugli elementi rilevati.
I Comuni quindi non sono uguali a "sportelli" fiscali, ma si limitano alla parte "istruttoria" dei procedimenti, specificamente agli elementi di tradizionale competenza o conoscenza locale (immobili, commercio, disponibilità di beni indicativi di capacità contributiva).
I comuni inviano alle Agenzie delle Entrate e del Territorio, alla Guardia di Finanza e all'Inps (per la parte previdenziale/assistenziale) le cosiddette "segnalazioni qualificate", cioè i nominativi in relazione ai quali vengono rilevati "in loco" elementi che evidenziano comportamenti evasivi.

Se i vari livelli amministrativi funzionassero come dovrebbero tutto sarebbe semplice: ogni parte dovrebbe contribuire con le informazioni gestite e con i servizi che le rendono disponibili. L'integrazione e gli incroci dovrebbero fare automaticamente il resto. Un comune potrebbe informatizzare i propri accertamenti  e, con questi, interrogare automaticamente i redditi fondiari attraverso un servizio esposto dall'Agenzia delle entrate. Niente repliche di banche dati, niente interrogazioni manuali, massima automazione.

Purtroppo però i problemi “tecnici” ci sono.
Ci si trincera dietro al fatto che sono pochi gli strumenti a disposizione dei Comuni e che il personale che dovrebbe essere deputato all'applicazione di tali strumenti, non ha le adeguate competenze e che la collaborazione con l'Agenzia delle Entrate è difficoltosa per motivi legati alle procedure operative e legislative.
Ma perchè allora Comuni non sono insorti per chiedere soluzioni? Forse perchè così è più facile usare questi motivi come scusa per star fermi? Se questi problemi sono riconosciuti veri, devono essere presi in considerazione e celermente superati.
E la regione può e deve a sua volta intervenire promuovendo l’associazionismo intercomunale per la lotta all’evasione, sostenendo economicamente i comuni che si uniscono per gestire in forma associata questo fondamentale compito a beneficio di tutto il nostro paese.

SPS pensa però di non sbagliare nell'identificare la vera criticità per i comuni che non hanno ancora nemmeno sottoscritto questi patti antievasione con la mancanza di reale volonta’ politica.

Per approfondire vi suggeriamo: www.ires.it www.fiscoequo.it www.rgs.mef.gov.it

PS. udite udite: pochi giorni dopo, guarda caso, la regione annuncia che i Comuni che si attiveranno in tal senso potranno trattenere il 100% dell'evasione recuperta. Ora, a parte che la ha già deciso lo Stato e non la regione, e che SPS ora sarà vigile per vedere IN CONCRETO come la regione si attiverà per dotare i Comuni della strumentazione e delle competenze necessarie. Perchè questa sarà la prova che si vuol davvero intervenire. A parte questo dunque, avevamo ragione nell'aver sollevato la questione!

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Dicembre 2013 16:41
 
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