Sacile Partecipata e Sostenibile

la "riconversione" dell'ospedale di Sacile PDF Stampa E-mail
Venerdì 07 Novembre 2014 20:34

Giusto per essere chiari, ecco quanto riporta la nuova Legge reg. "Riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale e norme in materia di programmazione sanitaria e sociosanitaria" approvata il 2 ottobre 2014:

Art. 34
(Riconversione di strutture ospedaliere)
1. I presidi ospedalieri di Cividale del Friuli, Gemona del Friuli, Maniago e Sacile, nonché parte del presidio ospedaliero “Maggiore” di Trieste, sono riconvertiti per lo svolgimento di attività distrettuali sanitarie e sociosanitarie. Tali presidi si rapportano, per l’erogazione dell’attività, con l’ospedale di riferimento e supportano, se necessario, le attività del medesimo.
2. Le strutture di cui al comma 1 sono denominate “Presidi ospedalieri per la salute”.
3. Presso le strutture di cui al comma 1 sono mantenuti, sotto la responsabilità organizzativa distrettuale, come specificato all’articolo 20, comma 6, tutti i servizi ambulatoriali presenti, comprese la dialisi e la radiologia tradizionale; inoltre viene assicurata la presenza di un punto di primo intervento sulle dodici/ventiquattro ore e la postazione di un mezzo di soccorso sulle ventiquattro ore.
4. Presso le strutture di cui al comma 1, oltre ai servizi distrettuali già attivi, devono essere gradualmente realizzate in collaborazione con l’ospedale di riferimento tutte le forme avanzate di assistenza primaria e di gestione della cronicità, di riabilitazione, nonché la residenzialità, in particolare riabilitativa e di lungo termine, compresi gli ospedali di comunità; tali strutture diventano anche luoghi di integrazione sociosanitaria con spazi destinati alle associazioni dei malati.

Art. 35
(Modello organizzativo del presidio ospedaliero)
1. L’organizzazione dei presidi ospedalieri è realizzata mediante la collaborazione in equipe multiprofessionali con la finalità di privilegiare la centralità del paziente nel rispetto e nella valorizzazione delle competenze e responsabilità delle professioni mediche e delle altre professioni sanitarie.
2. L’attività clinico assistenziale è organizzata in strutture operative complesse o semplici, dove prestano servizio medici appartenenti a una determinata disciplina, altri dirigenti e operatori sanitari, organizzate in dipartimenti strutturali e funzionali. I dipartimenti hanno lo scopo di condividere le competenze per organizzare percorsi clinico assistenziali secondo criteri di evidenza clinica.
3. L’attività delle professioni sanitarie è organizzata in aree assistenziali o tecnico sanitarie, di norma raggruppate in piastre, composte da professionisti delle professioni sanitarie e da altri operatori dell’assistenza, ed è caratterizzata dalle professioni infermieristica, tecnico sanitaria e tecnica della riabilitazione. Le aree assistenziali o tecnico assistenziali hanno anche lo scopo di condividere risorse professionali, posti letto, ambulatori, beni di consumo e tecnologie. Esse sono svolte in autonomia gestionale. Le direzioni generali delle aziende individuano all’interno dei presidi ospedalieri le aree d’intervento e le strutture in cui applicare con gradualità il modello operativo sopracitato.
4. Costituiscono specifiche indicazioni organizzative e requisiti di qualità dei presidi ospedalieri:
a) il coinvolgimento della famiglia nel percorso assistenziale;
b) il rispetto dei diritti del paziente;
c) la sicurezza del paziente;
d) la continuità dell’assistenza con dimissioni protette e programmate;
e) l’organizzazione dell’assistenza per intensità di cure secondo le modalità previste dal comma 3;
f) l’utilizzo flessibile dei posti letto ordinari e di day hospital;
g) week surgery;
h) day service;
i) l’utilizzo condiviso degli ambulatori;
j) l’utilizzo condiviso delle sale operatorie, allocate in uno o più blocchi operatori in base alle dimensioni del presidio ospedaliero, e il loro pieno utilizzo nell’arco della settimana;
k) il funzionamento dei servizi diagnostici e delle grandi attrezzature diagnostiche e terapeutiche su doppio turno per almeno sei giorni la settimana;
l) la centralizzazione della gestione delle risorse che assicurano l’assistenza;
m) l’informatizzazione della documentazione sanitaria;
n) la gestione informatizzata e centralizzata delle agende di prenotazione delle prestazioni sanitarie, comprese quelle di libera professione;
o) l’accreditamento internazionale volontario.

Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Novembre 2014 20:45
 
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