Sacile Partecipata e Sostenibile

Scoop!!! Sacile nell'elenco dei comuni italiani citati per infrazione delle norme UE sulle fognature ... PDF Stampa E-mail
Domenica 19 Giugno 2011 22:04

img articoloIn data 19/05/11 è stato trasmesso dalla Segreteria Generale dell’UE il parere motivato emesso dalla Commissione europea nei confronti della Repubblica Italiana in forza dell’articolo 258 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, per l'applicazione in Italia degli articoli 3, 4, 5 e 10 della direttiva del Consiglio 91/271/CEE, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane.

Se Roma non adempirà entro due mesi, Bruxelles si rivolgerà alla Corte di giustizia.

Stavolta il tema del nostro ennesimo ritardo e della nostra ennesima infrazione sono le fogne. A rischio ci sono la salute delle persone e l’integrità  dell’habitat marino del Belpaese. Sono in elenco 143 città che non sono ancora collegate ad un impianto fognario adeguato, sono prive di impianti per il trattamento secondario o non hanno la capacità di gestire le variazioni stagionali di carico delle acque reflue. Sulle acque reflue siamo fuorilegge da 13 anni.

Andrebbe attivata immediatamente una task force tra governo, enti locali e i gestori del servizio idrico per realizzare subito gli interventi più urgenti. In caso contrario l’Italia spenderà ancora una volta in multe il denaro che avrebbe potuto utilizzare per realizzare gli impianti di trattamento. Infatti le sanzioni vanno da 11mila a 714 mila euro per ogni giorno di ritardo.

La direttiva europea 91/271/CEE, all’articolo 3, prevede che: “Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli agglomerati siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane, entro il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di abitanti equivalenti o superiore a 15.000, entro il 31 dicembre 2005 per quelli con numero compreso tra 2.000 e 15.000. Per le acque reflue urbane che si immettono in acque recipienti considerate aree sensibili ai sensi della definizione di cui all'articolo 5, gli Stati membri garantiscono che gli agglomerati con oltre 10.000 abitanti. siano provvisti di reti fognarie al più tardi entro il 31 dicembre 1998”.

Il 29 maggio 2007 la Direzione Generale Ambiente aveva inoltrato alle autorità italiane una richiesta di informazioni circa il trattamento delle acque reflue urbane (di seguito: la "direttiva"). In particolare, si chiedeva alle autorità italiane di compilare e trasmettere alla Commissione un questionario. Ma la risposta italiana, pervenuta con quattro mesi di ritardo sulla data limite indicata dalla Commissione, non copriva tutto il territorio italiano, riportava dati GIS (sistema informativo geografico) imprecisi e risultava incompleta sotto diversi aspetti.

il 26 giugno 2009, la Commissione indirizzava al Governo italiano una lettera di costituzione in mora per cattiva applicazione in Italia degli articoli 3, 4, 5 e 10 della direttiva del Consiglio 91/271/CEE.

Dopo vari carteggi ora, nel maggio del 2011, la Commissione  conclude che “ciò è di per se indice di una situazione assai preoccupante di diffusa e persistente non conformità, nel territorio italiano, al regime previsto dalla direttiva, di un numero significativo di agglomerati di più di 10.000 abitanti. che scaricano in aree sensibili ai sensi dell'articolo 5 della direttiva, molti anni dopo la scadenza del termine del 31 dicembre 1998 previsto dalla direttiva stessa” e che “la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che le incombono”, per cui “si invita la Repubblica Italiana a prendere le disposizioni necessarie per conformarsi al presente parere motivato, entro due mesi dal 19 maggio 2011.”

E tra le 143 città non conformi che compaiono nell'elenco (esattamente a pag. 2 dell’allegato) eccoci anche noi: SACILE, non conforme a quanto previsto dall’art. 4 e dall’art. 5 della direttiva del 1991.

D’altra parte nello studio della Valutazione Ambientale Strategica (VAS), allegata alla Variante 54, tutti i corsi d’acqua che attraversano Sacile rivelano presenza di E. Coli, di nitrati e di microorganismi di origine fecale e di alcuni residui di prodotti fitosanitari (erbicidi), per cui la loro classificazione va da “ambiente inquinato” a “ambiente molto inquinato” (nel miglior stato il Meschio).

Per  l’indagine avviata dal Comune di Sacile è stato invece utilizzato come unico strumento di indagine biologica l’Indice Biotico Esteso (IBE).

Chissà se i risultati sarebbero stati ancor peggiori se avessimo seguito le indicazioni un’altra direttiva europea, la Dir. 2000/60/CE, che richiede l’analisi della comunità Diatomica, Macrofitica, Macrobentonica e Ittica, privilegiando come descrittori gli organismi viventi, capaci di integrare le componenti biotiche e abiotiche.

Vabbè, ormai lo sappiamo, le direttive europee non fanno per noi – né in fatto di diritti umani, né in fatto di tutela ambientale, né in fatto di certificazione energetica, ecc. ecc. ecc. ...

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Giugno 2011 12:03
 
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