La Variante n° 54 Stampa
Martedì 16 Marzo 2010 08:50

articolo_editor.jpgVisto che gli effetti saranno tra breve visibili, vale la pena di non dimenticare il nostro giudizio sulla Variante 54 adottata poco prima delle elezioni amministrative del 2009 dall’Amministrazione Cappuzzo.

A quell'epoca noi avevamo votato le Direttive per il nuovo strumento urbanistico con grande aspettativa, perché credevamo nei forti principi ispiratori della nuova Legge Regionale, al di là della possibilità della pianificazione sovracomunale: ridisegnare il nostro territorio garantendo pluralismo, partecipazione, cooperazione, equità sociale e sostenibilità. Se eravamo “comune pilota” avremmo fatto così, dopo non occorreva più? Se ci si credeva davvero prima, doveva restare così. Un primo segnale è stato il progressivo ridursi degli annunci fatti: dovevamo approntare addirittura il “Piano Strategico di Sacile” (che non è uno strumento urbanistico, bensì un piano orientato ad integrare azioni socio-economiche al fine di uno sviluppo sostenibile nell’interesse collettivo nel senso più ampio) dovevamo essere Comune pilota della nuova Legge Urbanistica Reg.  Invece alla fine abbiamo l’ennesima Variante, la n°54 al Piano Regolatore Generale del 1984, dettata dall’esigenza di “risolvere al più presto almeno alcune delle problematiche territoriali più urgenti e con la stessa durata in carica dell’Amministrazione” (Relaz. pg.3). Su questo torneremo alla conclusione.

Queste sono state le ragioni del voto contrario:

E’ stata l’ultima occasione sprecata di un grande progetto di urbanistica partecipata, riconosciuta come esigenza ormai imprescindibile dalle città di tutta Europa. Quanto scritto nelle Direttive, e cioè che “nel processo di formazione del nuovo strumento urbanistico sarà massimizzata la componente partecipativa” (pg.20) ci aveva fatto ben sperare. Purtroppo tutto si è ridotto ad una presentazione fatta nelle assemblee (gestite in modo superficiale, con spostamenti di date, canali di comunicazione disomogenei, O.d.G. improvvisato, linguaggio politichese o troppo tecnico) che era quella di un prodotto finito passato spezzettato davanti agli occhi dei presenti come quando passa un aereo che trascina uno striscione con lo spot. Proprio il contrario di un percorso partecipato dove il dialogo con la cittadinanza doveva essere avviato ancor prima della stesura delle Direttive, mantenuto costante tramite tavoli di lavoro e il prodotto finale andava presentato all’intera città proprio per dare una visione globale e un senso di appartenenza a tutti.

La L.Reg prevedeva l’istituzione di un sito ad hoc non solo per implementare tutte le informazioni possibili sul percorso sin dall’inizio in modo tempestivo e continuativo, ma anche per mantenere un dialogo costante con consiglieri, associazioni e cittadini tutti (ad es. tramite un forum). E per chi non ha accesso alle nuove tecnologie si potevano organizzare tanti altri modi, come affiggere la documentazione in posti ben precisi a disposizione nelle varie frazioni, organizzare un gazebo itinerante, formare piccoli gruppi di cittadini portavoce, ecc. ecc. Nell’approntare PRG o Varianti invece il dialogo è sempre a tre: qualche centinaio di proprietari che negli anni formulano richieste, l’Amministrazione di turno e i tecnici incaricati. E gli altri 19.500 cittadini? Non prendono parte alla trasformazione della loro città? Pensate che in altre realtà si coinvolgono anche bambini/ragazzi! Ovvio allora che c’è anche sempre una minoranza di turno che, anche senza fondamento, può accusare quel dialogo a tre di accontentare amici, pagare debiti di voto o preparare nuove alleanze. Un processo partecipativo organizzato in modo scientifico neutralizza queste dinamiche in modo naturale.  E che non sia stata una Variante partecipata lo dimostra il fatto che la Giunta ha dovuto affidare un ulteriore incarico da 19.000 Euro ai professionisti estensori della Variante 54 per procedere all’analisi delle ben 182 osservazioni. Un numero rilevante che non può che stupire visto che questa Variante è stata definita “contenuta” e, soprattutto, “partecipata”. Innanzitutto avremmo dovuto tenerci almeno leggermente al di sotto della Variante 38 che, non avendo previsto in quei tempi la tanto citata “partecipazione”, di osservazioni ne aveva  raccolte “solo” 126. Ma al di là delle cifre non si può fare a meno di notare che si è salvato ben poco di quegli accordi che erano stati presentati dall’Amministrazione come se fossero certezze.  Da chi non riteneva affatto di essere stato debitamente ricompensato per l’area ceduta al Comune e quindi chiedeva un aumento di cubatura a chi comunque riteneva che l’area verde restasse di proprietà privata. Da chi chiedeva che non fossero vincolanti le localizzazioni di verde, di viabilità interna, di percorsi ciclo-pedonali, ecc. a chi non era affatto d’accordo di dover realizzare una qualsivoglia passerella. Da chi non vedeva motivo per accollarsi le spese della viabilità a chi chiedeva di cancellare il percorso pedonale indicato o il campo sportivo previsto. Da chi voleva aumentare l’altezza dei fabbricati a chi voleva diminuire la distanza dall’acqua. Dall’azienda che voleva più cubatura (perché demolire il capannone era oneroso) a quella che alle condizioni poste non sapeva più se le conveniva trasferirsi. Inoltre vi si trovavano osservazioni totalmente divergenti sugli stessi ambiti: una chiedeva l’accorpamento di due comparti, l’altra motivava perché andavano tenuti distinti. Una metteva in evidenza le pesanti ripercussioni dell’edificato sull’ambiente, l’altra chiedeva di elevare ulteriormente l’indice territoriale assegnato o di ampliare l’area destinata all’edificazione. Nel caso di più proprietari emergeva che una parte non era per niente d’accordo sulle previsioni e che si erano creati due veri e propri “gruppi” che chiedevano la divisione in due comparti ben distinti. E in altri ambiti antichi dissapori tra forzati vicini riemergevano in tutto il loro vigore. Ma l’osservazione che non lasciava dubbi sull’assenza di un processo partecipativo degno del nome era quella di un parroco che dichiarava in modo lapidario che le previsioni della Variante erano contrarie alle esigenze pubbliche della sua comunità.

Manca in questa Variante la visione dell’equità sociale riflessa nell’impegno di rispondere alla “domanda alloggiativa delle fasce deboli” (Direttive pg.20). Dovrebbe essere ovvio che l’Amministrazione manifesta “disponibilità a supportare” (Relaz. pg.35) iniziative pilota per l’autocostruzione (proposta da FI). Altro sarebbe impegnarsi ad es. per prevedere un accordo di programma con un privato al fine realizzare una quota di alloggi a locazione permanente agevolata. Non si può citare la Carta di Aalborg solo per il “recupero delle aree industriali dismesse” (VAS pg. 107) –  ricordiamo che ci sono ben altri 49 impegni nella Carta, tra i quali proprio “l’equità sociale” tradotta nella promozione di azioni volte a “creare abitazioni, posti di lavoro e servizi per soggetti deboli”. Un concetto fondamentale della Carta di Aalborg è proprio che “non c’è sostenibilità senza processi condivisi”. Ad ogni modo il problema casa è sotto gli occhi di tutti. Ed è uno di quei innumerevoli tristi esempi dove la politica ha ceduto il passo alla finanza: con la sostituzione elegante dell’edilizia popolare con il “buono casa” o i mutui. Pensate che nel 2007 in una riunione dell’ANCI a Venezia è stata avanzata la proposta da portare all’assemblea nazionale di considerare la “casa popolare” come un “servizio” e di consentirne la realizzazione anche nelle zone deputate appunto a servizi. Perché non creare un polo innovativo con una parte del recupero dell’area ex-MIM? Perché non annunciare sin d’ora che una parte dell’ex Distretto Militare andrà ad un progetto di edilizia sociale (ad es. il “condominio solidale” = appartamenti in parte per anziani autosufficienti in parte per giovani coppie con l’impegno di assistenza reciproca; oppure interamente per anziani autosufficienti sul modello dei complessi residenziali di Don Vecchi a Mestre; oppure vedi progetto “Casa Facile” del Comune di Forlì)? Vi immaginate se, a seconda del numero di appartamenti, non ci fosse solo una quota per i parcheggi ma anche una con alloggi sottoposti a certificazione di accessibilità (sappiamo benissimo che la normativa riferita alle barriere architettoniche non basta)?! Insomma, mettersi con tutti gli interessati intorno ad un tavolo avrebbe fatto scaturire sicuramente più di una forte proposta da assumere come impegno concretamente realizzabile. E presentare  queste proposte con la convinzione di una giusta visione futura avrebbe anche convinto un privato, non dico idealista ma magari dalla vista più acuta, com’è successo in tante realtà! E magari avrebbe avuto un effetto volano in altri comuni.

Manca anche una visione sulla futura mobilità. La Variante doveva essere preceduta da piani rilevanti: piste ciclabili, PAC (Piano di Azione Comunale in caso di sforamenti inquinamento; da non confondersi però con un piano di prevenzione!), PUT (Piano Urbano del Traffico, fermo nel cassetto da due anni). Noi abbiamo fatto presente più volte che, data la conformazione e le ridotte dimensioni di Sacile centro, sarebbero utili due grandi parcheggi alle porte est ed ovest della città, dove chi arriva può subito lasciare la macchina (anche in previsione del trasporto pubblico);  urgente già oggi un terminal per i pullman (o forse è quello autoproclamato sotto il condominio in Largo San Liberale?!).  Come smaltire il carico di traffico conseguente all’aumento di densità abitativa nelle frazioni non solo per la mancanza di una rete di trasporto pubblico urbano – inconcepibile già oggi per una realtà di 20.000 abitanti – ma anche perché non abbiamo avviato i lavori per una sola pista ciclabile o percorso ciclo-pedonale alternativo dalle frazioni al centro (mentre stiamo concentrando tutto in centro, dai negozi alle farmacie, agli studi associati dei medici; resiste ancora almeno un buon vecchio Bar!). Se vale la giusta condanna che la ristrutturazione urbanistica che ha interessato viale Trieste e Via Carducci con la demolizione delle ville esistenti e la ricostruzione di palazzine è “incompatibile con il grado di infrastrutturazione esistente” (Relaz. pg.14), questo doveva far riflettere anche per il carico distribuito nelle frazioni, dove comunque verrà sigillato altro terreno, ci saranno ulteriori emissioni dovute agli impianti di riscaldamento e a tutto ciò che concerne in genere l’uso di un edifico, un aumento di carico per il vetusto depuratore, un aumento del traffico di auto.

Va apprezzato moltissimo il documento VAS (Valutazione Ambientale Strategica), del quale si è appreso l’esistenza solo consultando la documentazione per il consiglio. Questo dimostra che la VAS è stata considerata secondaria rispetto al disegno cartografico, mentre andava visionata prima! Infatti si chiama “strategica” proprio perchè intende dare indirizzi “a monte” sull’impatto che determinati piani possono avere sull’ambiente e sulla collettività. Non averne tenuto debito conto coincide con il solito ritardo culturale con il quale in Italia si considera lo stato dell’ambiente e di chi lo vive. Infatti la VAS è una Direttiva UE del giugno 2001 (!). Il nostro paese, come sempre si è subito distinto chiedendo una proroga di qualche anno. La Vas valuta prima, durante e dopo – vedremo l’impatto quando diverse lottizzazioni saranno realizzate!  Facciamo solo un esempio della sua importanza per una seria riflessione a monte: verso la fine (pg.109 – 120) si trova la “valutazione sintetica degli effetti della Variante” secondo la scala: negativo e significativo, neg. ma poco significativo, nullo o trascurabile, positivo ma poco significativo, positivo e significativo. Bene, si contano 10 valutazioni “negative ma poco significative”, 13 valutazioni “positive ma poco significative”, solo due “positive e significative”.
Direte, allora si compensa! Dipende. Se il nostro territorio fosse sano, sì. Ma in un territorio coperto solo al 20% da rete fognaria e con un depuratore vetusto, un territorio soggetto ad esondazioni, e soprattutto soggetto a pesanti sforamenti di PM10 che occupano per mesi le pagine dei quotidiani e che il primario di pneumologia di PN, dott. Mazza, ha definito “area ad alto rischio” … questo non compensa. Si tenga almeno presente di fare del “Parco della Cittadella della Salute” un parco certificato in architettura accessibile e totalmente solare, compresa stazione di ricarica. Ma questo non deve comunque farci dimenticare che si tratta di un disegno cartografico che per ora non ha niente a che fare con permessi, reali finanziamenti e tempi di realizzazione. Nemmeno sulle due scuole c’è da nutrire molta speranza ... ma sicuramente i progetti per le nuove lottizzazioni sono già pronti!

Allora, se davvero era urgente “risolvere al più presto almeno alcune delle problematiche territoriali più urgenti e con la stessa durata in carica dell’Amministrazione”, come ad es. la localizzazione di nuove scuole e di impianti sportivi (e ci saranno poi i mezzi finanziari?), il sostegno per l’edilizia a basso costo, l’individuazione di zone verdi di pregio, la tutela delle poche ville Liberty rimaste, la salvaguardia dell’identità dei borghi, la revisione degli indici di edificabilità e altro, potevano essere uno scopo nobile e sufficiente. Non si comprende l’urgenza ad es. di cambiare destinazione a significative aree produttive dismesse piazzandovi subito un complesso residenziale, oppure come giustificare l’acquisizione alla “fruibilità pubblica” di un parcheggio e di una passerella per la Colonia Tallon (usata nel 2007 13 volte! Una volta al mese!) come compensazione di un complesso per più di 200 abitanti, oppure trasformare un magazzino di via ponte Lacchin in edifico residenziale e commerciale con il problema del traffico già sentito pesantemente su quell’arteria. Non sarebbe stato più “urgente” risolvere prima il problema mobilità in centro e di collegamento con le frazioni?

Poteva essere una Variante che mirava “solo” a fare il giusto ordine dove andava fatto ed ad assicurare una pausa di respiro al territorio e a chi già lo vive.

Ecco perché SPS aderisce al Manifesto di “Stopalconsumoditerritorio”

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 26 Aprile 2010 08:33
 
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